Prima o poi, tra la prima ecografia e il pancione che cresce, arriva: la lista mentale che si allunga ogni giorno. La buona notizia è questa: prima del parto c’è davvero meno da sistemare di quanto facciano pensare cataloghi e guide. Alcune cose, però, hanno scadenze precise o liste d’attesa lunghe. Qui le trovi ordinate per settimana di gravidanza, con passi che potete fare anche senza ostetrica – e con quello che può tranquillamente aspettare.
In breve
- Consultorio
- dal test
- Maternità, dal
- 2 mesi prima
- Ovetto auto, entro
- ca. 36ª sett.
- Camera da letto
- 16–18 °C
Cosa fare e quando
Non tutto è urgente allo stesso modo: ecco perché trovi la checklist ordinata per settimana di gravidanza. Dove leggi «voi», vale esattamente anche se sei da sola – più sotto trovi un riquadro dedicato a ciò che cambia. Il vostro percorso può essere così:
Entro la 12ª settimana: rivolgiti al consultorio familiare o al ginecologo per i controlli; per una casa maternità o un parto in casa informatevi subito. Se lavori con bambini, persone malate, animali, sostanze chimiche o fai un lavoro fisicamente pesante, avvisa presto il datore di lavoro, così può adattare la tua mansione. Preparate anche l’ISEE (vedi assegno unico).
13ª–20ª settimana: visitare gli ospedali, iscriversi al corso di accompagnamento alla nascita, in Italia gratuito nel consultorio o in ospedale. Budget limitato? Chiedi al consultorio o ai servizi sociali del tuo Comune quali aiuti esistono. Non siete sposati? Il riconoscimento del bambino si può fare già prima della nascita, di persona tutti e due.
21ª–28ª settimana: informarsi sui pediatri della zona (in Italia si sceglie all’ASL dopo la nascita), pianificare congedo di maternità, di paternità e parentale, chiedere in Comune tempi e modalità di iscrizione al nido, ordinare passeggino e lettino. All’inizio dell’ultimo terzo di gravidanza: vaccino contro la pertosse.
29ª–34ª settimana: frequentare il corso, chiedere al datore di lavoro o all’INPS come fare domanda per il congedo di maternità, dal 7° mese presentare la domanda di assegno unico all’INPS, preparare la cartellina dei documenti, fare un corso di primo soccorso per neonati.
Dalla 35ª settimana: ovetto montato con dispositivo antiabbandono, borsa per l’ospedale pronta, piano per l’inizio del parto definito. Se vuoi il congedo parentale subito dopo la maternità, avvisa il datore di lavoro per tempo, secondo i termini previsti.
Invece possono aspettare molte cose: la cameretta, perché nel primo anno il tuo bambino dormirà con voi, il seggiolone, i giocattoli e un armadio pieno di vestiti. Tappetini con sensori del respiro e calzini smart non vi servono: non ci sono prove che prevengano la morte improvvisa del lattante. Molte cose si possono comprare usate, ma per materasso e ovetto controllate bene.
Vi serve dal giorno 1 – meglio avere tutto pronto entro circa la 36ª settimana:
un posto sicuro per dormire con materasso nuovo e rigido e due sacchi nanna
un ovetto auto con dispositivo antiabbandono – anche se non avete un’auto vostra, per il taxi
un passeggino o un supporto per portare il bambino
pannolini taglia neonato, fasciatoio o materassino per il cambio, teli assorbenti
cinque-sette body e tutine taglia 50/56 (0–2 mesi), un cappellino per uscire
un termometro digitale
per te: assorbenti post partum, mutande a rete, reggiseni per allattamento e coppette assorbilatte
se usate latte artificiale: alcuni biberon, uno scovolino e latte di partenza (tipo 1)
Consultorio e ostetrica
In Italia gravidanza e post parto li segue gratuitamente il consultorio familiare, con ostetrica, ginecologa e psicologa: cerca quello della tua zona appena sai di essere incinta.
Il consultorio può seguirti durante la gravidanza, con il corso di accompagnamento alla nascita, e dopo il parto: di solito sei tu ad andarci, e in alcune zone l’ostetrica viene anche a casa. Le visite a domicilio però sono l’eccezione: nel 2025 le ha ricevute meno di una mamma su cinque. Puoi fare così:
Chiedi alla tua ASL o cerca il consultorio della tua zona, e chiedi anche al ginecologo e ad amiche e conoscenti. Informati su cosa offre, a seconda della regione: controlli, corso, incontri dopo il parto.
Vuoi un’ostetrica a casa dopo il parto? Di solito è un’ostetrica libera professionista, a pagamento: contattane più d’una per tempo, con data presunta, zona, se è il primo figlio, cosa desideri e come contattarti.
Chiedi subito quanto costa. Se non trova posto per te, non dipende da te.
Nessuna ostetrica a casa? È la situazione più comune. Dopo il parto vi aiutano:
Peso, poppate, ombelico, ittero: il pediatra. Sceglietelo all’ASL subito dopo la nascita e chiedete un primo controllo nelle prime settimane.
La tua guarigione – punti, cicatrice, lochiazioni, seno: il ginecologo o il consultorio.
Allattamento: l’ostetrica del consultorio, un ambulatorio per l’allattamento dell’ospedale, gruppi di mamme, una consulente per l’allattamento.
Umore: il consultorio, dove il colloquio con la psicologa è gratuito, oppure il medico di famiglia o il ginecologo.
Vita quotidiana: organizza per tempo un aiuto in casa (partner, nonni, amiche); per un sostegno puoi rivolgerti al consultorio o ai servizi sociali del tuo Comune.
Chiedi anche al punto nascita, al momento dell’iscrizione, quali controlli offre dopo la dimissione.
Ospedale per il parto e corsi
Ospedale, casa maternità o parto in casa: la cosa decisiva è dove ti senti al sicuro. Le case maternità e le ostetriche che seguono il parto in casa hanno pochi posti; chiedete subito, anche sui costi. Se aspetti gemelli, c’è il rischio di parto prematuro o hai una condizione che può influire sul parto, scegli con il tuo ginecologo un ospedale con terapia intensiva neonatale. Durante visite guidate e incontri informativi vale la pena fare queste domande:
Da quando va fatta l’iscrizione?
Dopo il parto il mio bambino resta indisturbato sulla mia pelle, anche dopo un cesareo?
C’è rooming-in 24 ore su 24, supporto all’allattamento in reparto e camere familiari (di solito a pagamento)?
La struttura è certificata come «baby-friendly»?
Chi visita il nostro bambino se veniamo dimessi presto?
Al colloquio in ospedale porta la documentazione della gravidanza (il libretto di gravidanza, se la tua regione lo prevede) e la tessera sanitaria, e puoi discutere il tuo piano del parto. Bastano poche righe: chi ti accompagna, quali antidolorifici riesci a immaginare, per esempio l’epidurale, i desideri su contatto pelle a pelle, taglio del cordone e primo attacco al seno, e cosa vorresti in caso di cesareo. Il piano non è un ordine: se poi le cose vanno diversamente, il team saprà comunque in fretta che cosa è importante per te.
Il corso di accompagnamento alla nascita è meglio frequentarlo nell’ultimo terzo di gravidanza, ma va prenotato presto, così sei sicura che finisca prima della data prevista. In Italia è gratuito nel consultorio o in ospedale; chiedete se può partecipare anche chi ti accompagna. Chiedi anche se consultorio o ospedale propongono incontri dopo il parto e da quando puoi partecipare.
Chiama subito la sala parto
Non aspettare fino a domani – neppure nel cuore della notte – in caso di:
rottura delle acque o perdita di liquido amniotico
sanguinamento vaginale
movimenti del bambino nettamente meno frequenti del solito
contrazioni regolari prima della 37ª settimana
contrazioni che durano più di due minuti, oppure sei o più contrazioni in dieci minuti
Per il resto vale questa regola pratica: chiama se pensi che il parto stia iniziando, o se le contrazioni regolari arrivano circa ogni cinque minuti o più spesso. Durante il colloquio in ospedale chiedi che cosa consiglia la vostra struttura. In caso di emorragia molto abbondante, dolore forte e continuo, crisi convulsiva o forte bisogno di spingere perché il bambino sta arrivando: chiama subito il 112 o il 118.
Quando inizia
Organizzate la logistica entro circa la 36ª settimana:
Chi si occupa del fratello maggiore o del cane? Scegliete due persone, nel caso la prima di notte non sia raggiungibile o il bambino arrivi troppo presto.
Come ci arrivate? Fate una prova del percorso: dove si parcheggia di notte, quale ingresso è aperto? Per tornare a casa, anche in taxi, portate il vostro ovetto.
Chi chiamate? I numeri di sala parto, persona accompagnatrice e assistenza sono salvati nel telefono e scritti anche su un foglio.
La borsa per l’ospedale è pronta vicino alla porta: documentazione della gravidanza, tessere sanitarie, documenti d’identità, cartellina dei documenti, vestiti comodi, assorbenti post parto, snack, cavo del caricatore e qualcosa da far indossare al bambino.
Pediatra e urgenze
Subito dopo la nascita il bambino viene visitato in ospedale, dove si fanno anche gli screening neonatali. Poi lo segue il pediatra di libera scelta con i bilanci di salute, il primo nelle prime settimane di vita. In Italia il pediatra si sceglie all’ASL dopo la nascita: informatevi già in gravidanza sui pediatri vicino a voi:
Accetta ancora nuovi pazienti, e quando dobbiamo farci sentire dopo la nascita?
Quando fissiamo il primo bilancio di salute?
Ci sono appuntamenti per i neonati separati dagli orari per le malattie infettive?
A chi dobbiamo rivolgerci in caso di disturbi acuti fuori orario?
Se non trovate posto, chiedete all’ASL: in Italia ogni bambino da 0 a 6 anni ha diritto a un pediatra di libera scelta, gratuito.
Se state pianificando un parto in casa maternità o in casa, o una dimissione molto precoce, chiarite prima chi si occupa di cosa: la prima visita del neonato con la profilassi con vitamina K prevista dal punto nascita e dal pediatra, il prelievo per lo screening neonatale tra la 36ª e la 72ª ora di vita, il test dell’udito e la pulsossimetria per escludere difetti cardiaci non riconosciuti. Leggete già adesso le informazioni per i genitori, così non dovrete decidere sotto pressione.
Tre cose pratiche per un’emergenza, che adesso richiedono solo pochi minuti:
Salvate i numeri: pediatra, sala parto, la vostra ostetrica se ne avete una, la guardia medica (in Italia il 116117, dove è attivo, oppure il numero della tua ASL) e il 112 o il 118.
Individuate l’ospedale pediatrico più vicino con pronto soccorso pediatrico – non tutti i pronto soccorso trattano i lattanti.
Comprate un termometro digitale e attaccate al frigorifero una scheda d’emergenza: indirizzo, nome e data di nascita del bambino, i numeri più importanti e un centro antiveleni (per esempio Milano Niguarda, 02 6610 1029, 24 ore su 24).
Un corso di primo soccorso per lattanti è utile per genitori e nonni.
Attenzione a
Conoscete i segnali d’allarme già prima della nascita: così dopo non dovrete stare a pensarci troppo.
Chiama subito il 112 o il 118:
pause respiratorie, pelle bluastra o grigio-marmorizzata, respirazione molto rapida e faticosa
il tuo bambino è floscio o si sveglia a fatica, ha una crisi convulsiva o un’eruzione con febbre che non scompare premendo con un bicchiere
per te: emorragia molto abbondante, improvvisa mancanza di respiro o dolore al petto
Subito dal pediatra, fuori orario alla guardia medica o al pronto soccorso pediatrico – non aspettare fino a domani:
Nei primi tre mesi di vita 38,0 °C o più, misurati nel sederino – anche se il tuo bambino sembra vispo.
Il tuo bambino beve pochissimo per più poppate di fila o si addormenta sempre mentre beve, dal 5° giorno ha meno di sei pannolini bagnati in 24 ore, oppure un pannolino resta asciutto per più di otto ore.
La pelle diventa gialla già il primo giorno di vita, l’ittero inizia solo a due settimane, oppure il tuo bambino è giallo e nello stesso tempo beve male, è molto sonnolento o respira con fatica.
Feci chiare, grigie, biancastre o color argilla – non aspettate.
Vomito verdastro o vomito a getto dopo ogni pasto. Invece rigurgitare piccole quantità dopo aver mangiato è normale.
Per te – oggi stesso dal ginecologo o al consultorio: febbre, lochiazioni maleodoranti, una zona del seno rossa, calda e dolorosa con febbre, un polpaccio gonfio e dolorante da un solo lato, oppure una sutura o cicatrice arrossata o che trasuda. Mal di testa forte con disturbi della vista: subito in ospedale.
La tua salute mentale: qualche giorno di pianto subito dopo il parto (baby blues) di solito passa in poche ore o in pochi giorni. Se la tristezza dura più di una-due settimane o arriva più tardi – una depressione post partum può iniziare in tutto il primo anno –, parlane con il consultorio o con il medico di famiglia: in Italia il colloquio psicologico dopo il parto è gratuito. Confusione, idee deliranti, agitazione estrema o quasi assenza di sonno anche se il bambino dorme possono essere segni di psicosi post partum, ed è un’emergenza: se noti questi segnali nella tua partner, non lasciarla sola con il bambino e chiama la guardia medica o il 112 o il 118. Se hai pensieri di fare del male a te stessa o al tuo bambino: cerca aiuto subito – al Telefono Amico Italia (02 2327 2327, 24 ore su 24), al pronto soccorso di un ospedale o con il 112 o il 118.
Come misurare la temperatura nel sederino: metti un po’ di vaselina sulla punta del termometro digitale, sdraia il tuo bambino sulla schiena, piegagli le gambe verso il petto, inserisci delicatamente solo la punta per circa 1 cm e tienila ferma finché non suona. I termometri frontali e auricolari nei primi mesi sono troppo imprecisi.
Congedo di maternità, paternità e parentale
In breve: in Italia la mamma ha 5 mesi di congedo di maternità e il papà 10 giorni di congedo di paternità obbligatorio; poi entrambi possono prendere il congedo parentale. Avvisate il datore di lavoro per tempo, secondo i termini previsti.
Per comunicare la gravidanza al datore di lavoro non c’è una scadenza fissa, ma molte tutele valgono solo quando lui lo sa. Per questo conviene dirglielo per tempo.
Il congedo di maternità in Italia dura 5 mesi: di norma 2 prima e 3 dopo il parto; se il medico è d’accordo, anche 1 prima e 4 dopo, oppure tutti e 5 dopo la nascita. Il papà ha 10 giorni lavorativi di congedo di paternità obbligatorio (20 con parto gemellare), da prendere tra 2 mesi prima e 5 mesi dopo il parto.
Durante il congedo di maternità l’INPS paga l’80 % della retribuzione; il congedo di paternità è pagato al 100 %. Come e quando fare domanda te lo dicono il datore di lavoro o l’INPS; per le lavoratrici autonome valgono regole diverse. Dopo la nascita comunica la data del parto anche al datore di lavoro.
Il congedo parentale in Italia spetta a entrambi i genitori, anche se non sono sposati, fino ai 14 anni del bambino: insieme al massimo 10 mesi (11 se il papà ne prende almeno 3), ciascuno al massimo 6 (il papà 7). Una parte è pagata dall’INPS, in parte all’80 % e poi al 30 %. Va comunicato al datore di lavoro secondo i termini previsti; conservate la conferma di ricezione. Un esempio con data presunta del parto il 15 marzo:
Il congedo di maternità inizia il 15 gennaio, due mesi prima.
Il papà può prendere i suoi 10 giorni di congedo di paternità già dal 15 gennaio.
Se il bambino nasce il 15 marzo, il congedo di maternità finisce il 15 giugno e il papà ha tempo fino al 15 agosto per i suoi 10 giorni. Se vuoi il congedo parentale subito dopo la maternità, avvisa il datore di lavoro per tempo: la cosa più semplice è farlo già prima della nascita.
Come modello basta: «Comunico che intendo usufruire del congedo parentale per mio figlio/a (data presunta del parto 15.03.) dal … al … compreso. Vi chiedo di confermarmi la ricezione.» Oltre ai 10 giorni obbligatori, alcuni contratti collettivi prevedono giorni in più per il papà intorno alla nascita – chiedetelo per tempo.
Chiedere il congedo sembra burocrazia, ma con un po’ di anticipo è più semplice di quanto pensi.
Assegno unico e bonus nuovi nati
In breve: in Italia l’assegno unico si può chiedere all’INPS già dal 7° mese di gravidanza, il bonus nuovi nati entro 120 giorni dalla nascita.
Per entrambi conta l’ISEE, l’indicatore della situazione economica della famiglia: preparatelo in anticipo. Senza ISEE l’assegno unico spetta solo nell’importo minimo e il bonus nuovi nati non spetta. Quasi tutto, però, si può preparare già adesso – i numeri più importanti sono nel riquadro qui sotto:
Pianificate i mesi di congedo: chi resta a casa quando, e con quale indennità. Il congedo parentale è pagato in parte all’80 % e poi al 30 %: conviene fare i conti prima.
Mesi per il papà: se il papà prende almeno 3 mesi di congedo parentale, il totale per la coppia sale da 10 a 11 mesi.
Fate l’ISEE per tempo. Dall’ISEE dipende quanto ricevete di assegno unico e se avete diritto al bonus nuovi nati. Senza ISEE ricevete solo l’importo minimo.
Documenti: raccogliete buste paga e dichiarazioni dei redditi per l’ISEE; per le domande chiedete all’INPS come procedere.
I dati principali in Italia nel 2026: l’assegno unico va da 58,30 euro (senza ISEE o con ISEE da 46.582,71 euro) a 203,80 euro (ISEE fino a 17.468,51 euro) al mese per ogni figlio minorenne, con una maggiorazione per i bambini sotto 1 anno. Il bonus nuovi nati è di 1.000 euro una tantum, per le nascite del 2025 e del 2026 e con ISEE fino a 40.000 euro.
L’assegno unico spetta per ogni figlio minorenne e si chiede all’INPS. Dopo la dichiarazione di nascita il bambino riceve il codice fiscale; la tessera sanitaria arriva per posta, spesso dopo 2–3 settimane. In alcuni Comuni il codice fiscale va richiesto a parte: se non arriva, non aspettate e chiedete in Comune o all’ASL.
Avete pochi soldi? Questi aiuti esistono. Il consultorio offre consulenze gratuite e può orientarvi; chiedete anche ai servizi sociali del vostro Comune. In Italia molte prestazioni dipendono dall’ISEE: più è basso, più aiuto ricevete, per esempio con l’assegno unico.
E quello che molti rimandano: passate l’assicurazione di responsabilità civile privata a una tariffa famiglia, riflettete su come sareste protetti se morisse chi porta il reddito principale, e indicate nel testamento chi vorreste come tutore del vostro bambino.
Soldi in cifre (Italia, 2026)
- Assegno unico/mese
- da 58,30 euro
- Congedo parentale
- 9 mesi pagati
- Bonus nuovi nati
- 1.000 euro
- Maternità
- 5 mesi, 80 %
La cartellina dei documenti
In breve: la nascita si dichiara entro 3 giorni in ospedale oppure entro 10 giorni all’Ufficio di Stato Civile del Comune. È gratuito.
Ospedale: potete fare la dichiarazione di nascita direttamente lì, presso la direzione sanitaria, entro 3 giorni; il nome del vostro bambino lo indicate voi.
Parto in casa o dopo i 3 giorni: dichiarate la nascita voi stessi entro 10 giorni all’Ufficio di Stato Civile del Comune di nascita o di residenza.
Il Comune redige l’atto di nascita e rilascia i certificati che vi servono. Nella cartellina mettete i vostri documenti d’identità, i codici fiscali e le tessere sanitarie, la documentazione della gravidanza e, se siete sposati, i dati del matrimonio. I documenti stranieri spesso richiedono una traduzione e questo può richiedere settimane. Chiedete in Comune se dopo la nascita qualcun altro può occuparsi di alcune pratiche con una delega.
Il cognome: in Italia, dal 2022, il bambino riceve di norma il cognome di entrambi i genitori, nell’ordine che scegliete insieme; se siete d’accordo, anche uno solo. Decidete nome e ordine dei cognomi già prima del parto, così alla dichiarazione di nascita è tutto pronto.
L’iscrizione del vostro bambino al Servizio sanitario nazionale
In Italia: dopo la dichiarazione di nascita il bambino viene iscritto al SSN; all’ASL scegliete il pediatra di libera scelta, gratuito fino ai 6 anni.
Tessera sanitaria: arriva per posta insieme al codice fiscale, spesso dopo 2–3 settimane; in alcuni Comuni il codice fiscale va richiesto a parte. Tenetela nella cartellina.
Fuori dall’Italia: in Svizzera, a San Marino o in altri Paesi valgono regole diverse – informatevi presso gli uffici del vostro Paese.
Se nasce in ospedale, potete dichiarare la nascita direttamente lì: vi servono solo documenti e nome.
Riconoscimento del bambino
In breve, se non siete sposati: il riconoscimento lo fate tutti e due di persona, e si può fare già in gravidanza.
Se siete sposati, per la dichiarazione di nascita basta uno dei genitori. Se non lo siete, serve il riconoscimento di entrambi.
Riconoscimento: madre e padre lo fanno di persona, già prima della nascita all’Ufficio di Stato Civile del Comune oppure con la dichiarazione di nascita. Così il padre compare direttamente nell’atto di nascita. Portate i documenti d’identità e la documentazione della gravidanza.
Perché farlo prima: se il bambino deve andare in reparto mentre la madre, dopo un cesareo, è sotto anestesia, è importante che il padre sia già riconosciuto. Con il riconoscimento fatto in gravidanza, alla nascita non si perde tempo.
Per la madre stessa può essere utile che il partner possa ricevere informazioni sulla sua salute e, in caso di bisogno, decidere per lei: chiedete in ospedale quali moduli o deleghe servono.
Se siete due madri, le regole per il riconoscimento del bambino non sono semplici e cambiano da caso a caso: fatevi consigliare per tempo.
Scadenze dopo la nascita (Italia)
- Dichiarazione
- 3 o 10 giorni
- Bonus nuovi nati
- 120 giorni
- Congedo del papà
- entro 5 mesi
- Assegno unico
- dal 7° mese
È già nato o arriva prima?
Il bambino è già nato? Quasi tutto si può ancora fare, in questo ordine:
Dichiarare la nascita (entro 3 giorni in ospedale o 10 in Comune) e comunicare la data del parto al datore di lavoro.
Avvisare il datore di lavoro dei congedi che devono iniziare subito dopo; dopo un parto prematuro possono valere regole particolari.
Richiedere il bonus nuovi nati entro 120 giorni dalla nascita e, se non l’avete ancora fatto, l’assegno unico.
Scegliere il pediatra all’ASL e chiedere un primo controllo.
Dopo un parto prematuro possono valere regole particolari per il congedo di maternità: chiedi al datore di lavoro o all’INPS. Tutto il resto può aspettare.
«Una buona preparazione significa potervi occupare del vostro bambino – non dei moduli.»
Un posto sicuro dove far dormire il bebè
I neonati dormono a piccoli intervalli durante tutto l’arco della giornata, di solito 14–18 ore al giorno; un vero ritmo giorno-notte di solito compare solo dopo circa due mesi. All’inizio più delle ore conta che mangi: finché non ha recuperato il peso della nascita, di solito dopo 10–14 giorni, svegliate un bambino che dorme per più di circa quattro ore. Queste regole riducono in modo documentato il rischio di morte improvvisa del lattante – per tutto il primo anno, a ogni sonno:
Sempre sulla schiena, anche per i sonnellini – non sul fianco, perché da lì i bambini si girano facilmente a pancia in giù.
Nel suo letto nella camera dei genitori: lettino, culla co-sleeping o all’inizio una culla fino al limite di peso indicato dal produttore. La culla co-sleeping va fissata al letto dei genitori senza lasciare fessure, con i due materassi alla stessa altezza.
Materasso rigido e piano senza fessure rispetto alla struttura. Se il letto è usato, controllate: sbarre distanti 4,5–6,5 cm, niente che traballi, nessuna vite mancante, nessuna vernice che si scrosta, nessuna apertura in cui testa o braccio possano restare incastrati. Il materasso compratelo nuovo.
Sacco nanna invece della coperta, della misura giusta, non abbondante: collo e giromanica devono essere abbastanza stretti da non far scivolare dentro il bambino.
Nient’altro nel letto: niente cuscino, niente coperta, niente paracolpi o nido riduttore, niente peluche, niente cuscino da allattamento, niente catenella del ciuccio.
Meglio fresco: circa 16–18 °C. Tocca tra le scapole: caldo e asciutto va bene, sudato significa troppo caldo; mani e piedi freschi sono normali. In casa niente cappellino e niente borsa dell’acqua calda nel letto.
Senza fumo, sempre, e neppure sigarette elettroniche.
Fattori protettivi: l’allattamento riduce il rischio, e anche il ciuccio per addormentarsi – se allatti, però, solo quando l’allattamento va già bene.
La situazione più pericolosa alle tre di notte: non addormentarti mai con il tuo bambino sul divano o in poltrona – lì il rischio è molte volte più alto che nel letto. Se mentre lo nutri ti si chiudono gli occhi, mettilo prima nel suo lettino o sveglia il partner. Se ti addormenti mentre allatti nel letto dei genitori, assicurati prima che sia sicuro: cuscini e coperte lontani dal bambino, nessuna fessura verso il muro. Non dormite mai insieme dopo alcol, droghe o farmaci che fanno sonnolenza, se qualcuno fuma o se sei completamente sfinita.
Spiegate queste regole a chiunque si occupi del vostro bambino – spesso i nonni hanno imparato la posizione sul fianco. A pancia in giù il vostro bambino va solo da sveglio e sotto sorveglianza, ma più volte al giorno per poco tempo.
Comprare l’ovetto
In Italia il seggiolino è obbligatorio fin dalla nascita, quindi già per il viaggio di ritorno dall’ospedale – anche in taxi portate il vostro ovetto. Per i bambini sotto i 4 anni serve anche un dispositivo antiabbandono. Comprate l’ovetto entro circa la 36ª settimana e fate qualche prova con calma:
Sta bene nella vostra auto? I modelli i-Size sono compatibili con tutti i posti i-Size, altrimenti aiuta la lista dei modelli compatibili.
Sempre in senso contrario di marcia; sul sedile anteriore l’airbag frontale deve essere disattivato.
Provate una volta il montaggio senza fretta: la cintura addominale passa sulla parte dei piedi, la cintura diagonale attorno alla parte della testa dell’ovetto.
Cinture ben tese, niente giacca pesante né tutina imbottita sotto – quando fa freddo la coperta va sopra le cinture.
Usato solo se ne conoscete la storia: un seggiolino che ha avuto un incidente non va più usato in auto.
Per scegliere possono aiutare i test periodici sui seggiolini auto.
Preparare il post parto
Il puerperio – i famosi 40 giorni, idealmente sei-otto settimane – serve a guarire e a conoscersi. I neonati di solito mangiano otto-dodici volte in 24 ore; quello che organizzate prima non dovrete gestirlo dopo:
Scorte e postazioni: riempite il freezer con porzioni che si possono mangiare con una mano. Preparate un angolo per allattare con bottiglia d’acqua e snack e una postazione per il cambio dove tutto sia a portata di mano – così una mano resta sempre sul bambino.
Rendere concreto l’aiuto: scrivete cosa possono fare gli altri: spesa, bucato, ritirare ricette in farmacia, accompagnare il fratello maggiore al nido.
Gestire le visite: chi viene si lava le mani, non bacia il bambino sul viso e porta meglio del cibo che regali. Chi ha raffreddore, febbre o herpes sulle labbra viene più avanti.
Protezione vaccinale: le autorità sanitarie raccomandano il vaccino contro la pertosse in ogni gravidanza, preferibilmente all’inizio dell’ultimo terzo. Le persone a stretto contatto dovrebbero vaccinarsi se l’ultima dose risale a più di dieci anni fa, idealmente entro quattro settimane dalla data prevista – il vostro bambino verrà vaccinato solo dai due mesi. Contro l’RSV tutti i bambini ricevono una somministrazione di anticorpi per la loro prima stagione RSV: se nascono tra ottobre e marzo, idealmente già in ospedale o al primo controllo dal pediatra; altrimenti in autunno. Chiedetelo se nessuno ve lo propone.
La tua assistenza dopo il parto: segnati il controllo dal ginecologo o al consultorio sei-otto settimane dopo la nascita.
Aiuto in casa: se per gravidanza o parto non riesci a gestire la casa e nessun altro in famiglia può farlo, organizzate l’aiuto per tempo. Potete muovervi così:
Fate una lista di chi può aiutare – partner, nonni, amiche – e in quali giorni.
Organizzate tutto possibilmente prima del parto.
Chiedi al consultorio o ai servizi sociali del tuo Comune quale sostegno esiste nella tua zona.
Se ad aiutare sono parenti, per esempio nonna o sorella, concordate prima compiti e orari, così nessuno si sente sovraccaricato.
Se la vostra famiglia vive lontano o passi molto tempo da sola, possono aiutare il consultorio familiare e i servizi sociali del tuo Comune, volontari, contatti del corso, gruppi di mamme, vicini e servizi di consegna. Se il partner torna al lavoro dopo i 10 giorni di congedo di paternità, pianificate già ora chi copre quale notte e chi è reperibile durante il giorno.
Quello che organizzate prima, non dovrete affrontarlo nel puerperio.
Allattamento, biberon o entrambi
Molte donne decidono già in gravidanza come vorrebbero nutrire il proprio bambino, e alla fine molte famiglie fanno entrambe le cose. È una tua decisione e non devi giustificarla a nessuno. Però informarti prima aiuta – nei primi giorni c’è poco spazio mentale per farlo.
L’avvio dell’allattamento in cinque passi
Subito dopo la nascita, contatto pelle a pelle senza interruzioni fino al primo attacco al seno – chiedilo anche dopo un cesareo. Il viso del tuo bambino deve restare libero.
Attacco a richiesta, nei primi giorni di solito otto-dodici volte in 24 ore, anche di notte. Attaccarlo spesso avvia la produzione di latte.
Reagisci presto: schiocchi con la bocca, mano verso la bocca e movimenti di ricerca con la testa indicano fame; il pianto è un segnale tardivo.
Un attacco corretto significa: bocca ben aperta, mento appoggiato al seno, guance tonde, senti deglutire. Se fa male oltre i primi secondi, stacca delicatamente il tuo bambino infilando il mignolo nell’angolo della bocca e riattaccalo.
Le lunghe poppate serali sono normali e non significano che il latte non basti.
Il tuo bambino mangia abbastanza se dal 4° giorno ha più volte al giorno feci giallastre e dal 5° giorno almeno sei pannolini ben bagnati in 24 ore, e se dopo 10–14 giorni ha recuperato il peso della nascita. Un calo di circa il 7 % nei primi giorni è comune; da circa il 10 % qualcuno dovrebbe controllare. Vale allo stesso modo anche per i bambini nutriti con il biberon.
Se serve integrare, l’allattamento non è perso: date prima il tuo latte e continuate ad attaccare il bambino al seno oppure a svuotare il seno. A mano si fa così: appoggia pollice e indice qualche centimetro dietro il capezzolo, fuori dall’areola scura, premi delicatamente, rilascia, ripeti a ritmo e raccogli le gocce con un cucchiaino.
Programma già prima una consulenza sull’allattamento se hai avuto un intervento al seno, hai il diabete, aspetti gemelli o con il bambino precedente avevi poco latte. Non comprare un tiralatte «nel dubbio» – se serve, chiedi consiglio all’ostetrica o in farmacia. Aiuto lo trovi gratuitamente al consultorio e negli ambulatori per l’allattamento degli ospedali, presso consulenti per l’allattamento (chiedi prima i costi) e nei gruppi di mamme; andarci già in gravidanza ti permette di vedere dal vivo come attaccare il bambino.
Se usi il biberon, il latte di partenza (tipo 1) basta per tutto il primo anno. Si offre come il seno, a richiesta: bambino semiseduto in braccio, pause per il ruttino, senza insistere perché finisca tutto. Anche con il biberon si crea vicinanza – con calma, contatto pelle a pelle e sguardo. Come prepararlo in sicurezza lo trovi nel riquadro.
Chi fa cosa?
Quello di cui parlate adesso con calma, dopo non dovrete negoziarlo tra pannolini e pianti. Prendetevi una serata senza telefono:
Chi si occupa di quali punti di questa checklist – e chi manda avanti spesa e cucina mentre tu guarisci?
Chi prende quando il congedo parentale, e come dividete i mesi dell’indennità parentale?
Quante visite vi fanno stare bene – e chi dice di no quando diventano troppe?
Che cosa fate se dopo due settimane uno di voi piange ancora ogni giorno o non riesce a dormire nonostante ne abbia l’occasione – chi chiamate?
Dividere le notti: per far sì che ciascuno dorma almeno una volta diverse ore di seguito, stabilite un cambio fisso a metà notte. Chi ha la seconda parte va a letto presto, volendo anche in un’altra stanza, così non sente la prima. Se allatti, durante il suo turno il partner fa tutto tranne allattare: cambia il pannolino, porta il bambino da te, fa fare il ruttino, lo rimette giù. All’inizio è meglio non sostituire le poppate notturne con il biberon, perché sostengono la produzione di latte. Se sei sola, dormi quando dorme il tuo bambino e accetta qualsiasi ora di aiuto durante il giorno.
Scegliete una parola chiave per dire «adesso ho bisogno di una pausa», che valga senza discussioni, e usate il cambio del mattino per due frasi sincere: quante ore hai dormito e di che cosa hai bisogno oggi. Anche i padri possono attraversare un periodo di forte calo dell’umore dopo la nascita.
Se il pianto non si ferma
A volte non funziona niente, e non è colpa tua. Preparati già adesso un piano, soprattutto se di notte ti capita spesso di essere sveglia da sola:
Metti il tuo bambino sulla schiena nel suo lettino – lì è al sicuro.
Esci un attimo dalla stanza e chiudi la porta.
Fai un respiro profondo, bevi un bicchiere d’acqua e controlla il tuo bambino ogni pochi minuti.
Chiama qualcuno: un’amica, Telefono Azzurro (19696) o Telefono Amico Italia (02 2327 2327).
E molto chiaramente: non scuotere mai il tuo bambino. Bastano pochi secondi per danneggiare il suo cervello per tutta la vita o ucciderlo. Dillo anche a nonni e babysitter. Se è successo, porta subito il tuo bambino nell’ospedale più vicino. Se il tuo bambino piange tantissimo per settimane, parlane con il pediatra o con il consultorio.
«Nessuno deve saper fare tutto dal primo giorno. Basta che qualcuno risponda quando chiami.»
Le cinque scadenze più importanti
Se devi ricordarti solo cinque cose: rivolgiti al consultorio o al ginecologo dal test positivo. Fai l’ISEE e chiedi l’assegno unico dal 7° mese. Avvisa per tempo il datore di lavoro dei congedi. Dichiara la nascita entro 3 giorni in ospedale o 10 in Comune e chiedi il bonus nuovi nati entro 120 giorni. Monta l’ovetto con il dispositivo antiabbandono entro circa la 36ª settimana. Tutto il resto può aspettare.
Domande frequenti
Cosa bisogna fare prima del parto?
Le cose più importanti con una scadenza sono: rivolgersi al consultorio o al ginecologo, idealmente già dal test positivo; iscriversi all’ospedale per il parto e al corso; informarsi sui pediatri della zona; avvisare per tempo il datore di lavoro di congedo di maternità, paternità e parentale; fare l’ISEE e chiedere l’assegno unico dal 7° mese; se non siete sposati, fare il riconoscimento; montare l’ovetto con il dispositivo antiabbandono entro circa la 36ª settimana e preparare un posto sicuro dove il bambino possa dormire.
Quali domande faccio prima e quali dopo la nascita?
Prima della nascita: la domanda per il congedo di maternità (chiedi al datore di lavoro o all’INPS), la comunicazione dei congedi al datore di lavoro, l’ISEE e l’assegno unico dal 7° mese e, se non siete sposati, il riconoscimento. Dopo la nascita: la dichiarazione di nascita entro 3 giorni in ospedale o 10 in Comune, la scelta del pediatra all’ASL e il bonus nuovi nati entro 120 giorni. Il codice fiscale e la tessera sanitaria del bambino di solito arrivano per posta.
Quando devo avvisare il datore di lavoro dei congedi?
Il congedo di maternità in Italia inizia di norma 2 mesi prima della data presunta e dura 5 mesi; con il via libera del medico puoi spostarne una parte, o tutto, dopo il parto. Se vuoi il congedo parentale subito dopo, avvisa il datore di lavoro per tempo, secondo i termini previsti. La cosa più semplice è farlo già prima della nascita, per iscritto, e conservare la conferma di ricezione.
Cosa fare se non abbiamo un’ostetrica?
È la situazione più comune in Italia: le visite a domicilio dell’ostetrica sono l’eccezione. Per il bambino c’è il pediatra, per peso, poppate, ombelico e ittero: sceglietelo all’ASL subito dopo la nascita e chiedete un primo controllo. Per la tua guarigione c’è il ginecologo; il consultorio familiare ti segue gratuitamente, con l’ostetrica, l’aiuto per l’allattamento e il colloquio con la psicologa. Aiutano anche gli ambulatori per l’allattamento degli ospedali e i gruppi di mamme.
Possiamo dormire con il bambino nel lettone?
Il posto più sicuro dove il tuo bambino può dormire nel primo anno è il suo letto nella camera dei genitori, per esempio una culla co-sleeping fissata senza fessure al letto. Se comunque dormite insieme: materasso rigido, cuscini e coperte lontani dal bambino, nessuna fessura verso il muro, bambino sulla schiena. Mai dopo alcol, droghe o farmaci che fanno sonnolenza, mai se qualcuno fuma o se sei completamente sfinita – e mai su divano o poltrona, dove il rischio è molte volte più alto.
Da quale settimana conviene comprare le cose del bambino e preparare la borsa per l’ospedale?
Le cose più ingombranti come passeggino, lettino e ovetto conviene programmarle dalla metà della gravidanza, perché possono esserci tempi di consegna lunghi. Entro circa la 36ª settimana dovrebbe esserci tutto, l’ovetto con il dispositivo antiabbandono dovrebbe essere montato e la borsa per l’ospedale pronta – i bambini possono arrivare anche settimane prima. All’inizio per i vestiti basta poco: cinque-sette body e tutine taglia 50/56 (0–2 mesi) sono sufficienti, perché i bambini crescono in fretta.
Il mio partner avrà giorni liberi per la nascita?
Sì: in Italia il papà ha 10 giorni lavorativi di congedo di paternità obbligatorio, pagati al 100 % (20 con parto gemellare). Li può prendere tra 2 mesi prima e 5 mesi dopo il parto. Alcuni contratti collettivi prevedono giorni in più – chiedetelo per tempo. Poi c’è il congedo parentale, che spetta anche a lui.
Quando dobbiamo iscriverci al nido?
In Italia un posto al nido non è garantito: ci sono circa 32 posti ogni 100 bambini sotto i 3 anni, al Sud ancora meno. Tempi e modalità di iscrizione li decide il Comune, e nelle città più richieste conviene muoversi con molti mesi di anticipo. Informatevi quindi già in gravidanza in Comune, iscrivetevi a più nidi e considerate anche una Tagesmutter (nido familiare) o una baby sitter. Per l’iscrizione al nido, in Italia servono le vaccinazioni obbligatorie; per le rette esiste il bonus asilo nido, che dipende dall’ISEE.
Moonsleep offre indicazioni, non consigli medici. Si basa su linee guida cliniche e fonti esperte, verificate con il database di riferimento di Moonsleep.






