Nel cuore della notte ti sveglia un colpo di tosse: a volte breve e secco, a volte così rumoroso che ti metti seduta ad ascoltare. Se il tuo bambino tossisce nel sonno, di solito c’è dietro un raffreddore: da sdraiato, il muco scende dal naso alla gola e scatena la tosse. Più di quante volte tossisce, conta come respira tra un colpo e l’altro. Per questo qui trovi prima come riconoscere la difficoltà respiratoria, cosa aiuta subito e chi chiamare, e solo dopo le cause, da consultare quando ti serve.
In breve
- Fatica a respirare
- 112 / 118
- Guardia medica
- di notte, subito
- Febbre rett. < 3 mesi
- da 38,0 °C
- Per dormire
- supino in piano
Ha meno di 3 mesi?
Per i piccolissimi sotto i 3 mesi (circa 13 settimane) alcune regole sono più rigide. Qui trovi tutto in un unico punto:
Ogni tosse va fatta valutare da un medico lo stesso giorno, anche senza febbre. Se di notte non c’è nessuno dei segnali dei livelli 1 e 2, puoi aspettare l’orario di apertura: chiama appena apre e indica l’età in settimane. Nel weekend o nei festivi chiama la guardia medica (in Italia il 116117, dove è attivo, oppure il numero della tua ASL).
Per prima cosa misura la temperatura, nel sederino. Da 38,0 °C in su o sotto i 36,5 °C parti subito, anche di notte, e vai direttamente in un pronto soccorso pediatrico. Se il tuo bambino sembra molto malato, molto abbattuto o grigiastro, chiama il 112 o il 118. Vale anche poco dopo la prima vaccinazione. Non dare prima un farmaco per la febbre, a meno che il medico non te l’abbia detto chiaramente.
Una temperatura normale non basta a tranquillizzare: se il tuo bambino beve poco, è fiacco o è molto diverso dal solito, vale la stessa regola di quando ha la febbre.
Quando conti i respiri, il limite fino a circa 8 settimane è 60 respiri al minuto, dopo 50.
RSV e pertosse a questa età spesso non si presentano con una tosse forte, ma con pause respiratorie o difficoltà a bere.
Da bere solo latte materno o biberon, meglio più spesso: niente acqua, niente tisane.
Perché di notte tossisce di più
La tosse non è una malattia, ma un riflesso di difesa: con ogni colpo di tosse il corpo spinge fuori muco e germi dalle vie respiratorie. Quindi non si tratta di fermarla, ma di rendere più facile al tuo bambino espellere il muco. Se tossisce più di notte che di giorno, di solito ci sono due motivi:
Da sdraiato il muco scende in gola. Con il raffreddore, la sera e di notte le secrezioni scorrono all’indietro fino alla laringe e lì provocano la tosse.
Nei primi mesi i bambini respirano soprattutto con il naso. Se il naso è chiuso, bevono e dormono peggio; se respirano con la bocca, la gola si secca e si irrita ancora di più.
Tossisce solo di notte e quasi per niente di giorno? Con il raffreddore è tipico. Ma se il tuo bambino tossisce per settimane, soprattutto di notte e senza infezione, dietro potrebbe esserci il reflusso, anche senza rigurgiti visibili, oppure nei più grandicelli un’allergia o bronchi sensibili. In quel caso fallo vedere presto dal pediatra.
Per questo, la domanda più importante di notte non è «Quante volte tossisce?», ma «Come respira tra un colpo di tosse e l’altro?». Respirare con calma non significa in silenzio: con il raffreddore può russare o tirare su col naso, e i neonati piccoli non respirano mai in modo perfettamente regolare. Respirare con calma vuol dire: non fa fatica. Tre segnali dicono il contrario, e allora devi chiamare subito il 112 o il 118: quando inspira la pelle rientra tra o sotto le costole, labbra o lingua diventano bluastre o grigie, oppure fa pause respiratorie di circa 20 secondi o più.
Come riconoscere la difficoltà respiratoria
Nel semibuio e con il sacco nanna chiuso, i segnali più importanti di difficoltà respiratoria nel bambino non si vedono bene. Prenditi un minuto:
Accendi bene la luce. La lucina notturna non basta per vedere il colore della pelle o se ci sono rientramenti.
Apri il sacco nanna e solleva il body, finché torace e pancia sono scoperti. Il tuo bambino può restare sdraiato.
Osserva per un minuto torace, pancia e collo. Quando inspira, la pelle rientra tra le costole, sotto l’arcata costale o nella fossetta sopra lo sterno? Le narici si allargano a ogni inspirazione? La testa segue il ritmo del respiro con piccoli cenni? Ognuno di questi segnali significa che il tuo bambino sta facendo fatica a respirare.
Conta i respiri, per un minuto intero, mentre è tranquillo o dorme: pianto e febbre accelerano il respiro. Se non sei sicura, conta subito un altro minuto. Il respiro è troppo veloce fino a circa 8 settimane (meno di 2 mesi) da 60 respiri al minuto in su, da circa 8 settimane a 12 mesi da 50 in su e da 1 a 5 anni da 40 in su. Se è sopra questi valori, fallo valutare rapidamente da un medico, di notte tramite la guardia medica. Se supera i 70 respiri al minuto a riposo, chiama subito il 112 o il 118, così come in presenza di rientramenti o di un lamento a ogni respiro. Il tuo valore di confronto lo conosci se una volta conti un minuto mentre il tuo bambino dorme sano.
Controlla il colore al centro del corpo: labbra, lingua, mucosa della bocca. Mani e piedi freddi, bluastro-marezzati, nei neonati piccoli sono spesso innocui. Se la pelle è scura, il colore blu o grigio si nota meglio su lingua, gengive e parte interna delle labbra.
Ascolta bene. Tirare su col naso, russare e i rumori "molli" di catarro vengono di solito da naso e gola e si attenuano quando il bambino tossisce o il naso si libera. Un sibilo quando espira o un rumore aspro quando inspira, che resta anche a riposo, viene più in profondità dalle vie respiratorie o dalla laringe.
Grugnisce o si lamenta? Molti bambini sani grugniscono e si sforzano nel sonno o mentre digeriscono, ogni tanto. Un segnale di allarme è un lamento alla fine di ogni espirazione, regolare e ripetuto, insieme a respiro veloce o rientramenti.
Pause respiratorie: cosa è normale e cosa no. I bambini molto piccoli nel sonno respirano spesso a periodi: qualche respiro veloce, poi una pausa di 5–10 secondi, poi riprendono. È normale e di solito scompare entro il 6° mese. È un’emergenza una pausa di circa 20 secondi o più, oppure una pausa più breve durante la quale il tuo bambino diventa blu, pallido o grigio, o appare floscio. In quel caso chiamalo a voce alta, toccalo, prendilo in braccio. Se non riprende subito a respirare normalmente, chiama il 112 o il 118 e metti il telefono in vivavoce: la centrale ti dirà cosa fare finché non arrivano i soccorsi.
Si lascia svegliare? Devi verificarlo solo se il tuo bambino non ha un bell’aspetto. Chiamalo, accarezzagli la pianta del piede, prendilo in braccio. Se apre gli occhi, ti guarda, protesta o cerca il seno, si sveglia bene. «Difficile da svegliare» vuol dire: reagisce appena, resta floscio o si riaddormenta subito. In quel caso chiama il 112 o il 118.
Respiro troppo veloce
- Fino a ca. 8 sett.
- da 60 al min
- Fino a 12 mesi
- da 50 al min
- Da 1 a 5 anni
- da 40 al min
- Oltre 70 a riposo
- 112 / 118
Pediatra, guardia medica o 112/118?
La maggior parte dei bambini con la tosse non ha bisogno del pronto soccorso, ma di pazienza, vicinanza e naso libero. Questi tre livelli ti aiutano a capire la situazione. Subito vuol dire: adesso, chiama il 112 o il 118. Rapidamente vuol dire: nelle prossime ore, anche di notte. In tempi brevi vuol dire: lo stesso giorno o il giorno lavorativo successivo.
Livello 1 – subito 112 o 118, se il tuo bambino…
lotta visibilmente per respirare: rientramenti tra le costole o allo sterno, narici dilatate, testa che segue il ritmo del respiro, lamento a ogni espirazione,
respira più di 70 volte al minuto a riposo,
fa pause respiratorie di circa 20 secondi o più, oppure durante queste pause diventa blu, pallido o floscio,
ha labbra o lingua bluastre o grigie,
è floscio e si lascia svegliare a fatica,
già a riposo emette a ogni inspirazione un rumore aspro, oppure sbava molto e non riesce più a deglutire,
ha una crisi convulsiva, piange con un urlo acuto o insolitamente debole, oppure con la febbre compaiono macchie che non sbiadiscono sotto la pressione di un bicchiere,
ha mandato qualcosa di traverso e non riesce a respirare (istruzioni nel riquadro sotto).
Livello 2 – fallo valutare rapidamente da un medico, di giorno dal pediatra, di notte tramite la guardia medica, se…
il tuo bambino ha meno di 3 mesi e ha 38,0 °C o più, oppure sotto i 36,5 °C, misurati nel sederino: in questo caso non chiamare prima la guardia medica, ma vai subito direttamente in un pronto soccorso pediatrico,
vomita verde: anche in questo caso vai direttamente in un pronto soccorso pediatrico,
ha da 3 a 6 mesi e ha 39 °C o più, misurati nel sederino,
respira più velocemente dei valori di riferimento o sibila quando espira,
per più poppate beve solo metà o tre quarti della sua quantità abituale, resta con un pannolino asciutto per 8 ore o più, oppure mostra altri segni di disidratazione,
ha attacchi di tosse e poi conati, vomito o arrossisce fino a diventare rosso-bluastro, oppure se qualcuno vicino a lui tossisce da più di due settimane,
compare all’improvviso una tosse abbaiante: ogni volta,
ha iniziato improvvisamente a tossire forte e potrebbe aver inalato qualcosa, anche se poi la tosse è passata,
sei preoccupata. Il tuo intuito è un motivo valido per chiamare.
Livello 3 – porta il bambino dal pediatra in tempi brevi, se…
ha meno di 3 mesi e tossisce, anche senza febbre: in questo caso lo stesso giorno,
la febbre dura più di tre giorni,
tosse o raffreddore non migliorano dopo una settimana o peggiorano,
la tosse continua per più di due settimane senza giorni liberi da tosse, oppure per più di quattro settimane anche se sta diventando più lieve,
dopo alcuni giorni di raffreddore torna la febbre, piange di più da sdraiato o si tocca l’orecchio: potrebbe essersi aggiunta un’otite media,
sibila a ogni infezione o continua a tossire di notte senza raffreddore,
rigurgita molto e cresce poco di peso.
Se «in tempi brevi» cade di weekend o in un giorno festivo, per i bambini sotto i 3 mesi vuol dire: farlo visitare lo stesso giorno dalla guardia medica (in Italia il 116117, dove è attivo, oppure il numero della tua ASL). Per tutti gli altri punti di solito basta il primo giorno utile dal pediatra; se non sei sicura, chiama la guardia medica.
Ha mandato qualcosa di traverso e non respira
Se tossisce o piange con forza, incoraggialo a continuare a tossire e resta con lui. Non battergli sulla schiena, non infilare il dito in bocca alla cieca, non tenerlo a testa in giù e non scuoterlo.
Se la tosse diventa debole o silenziosa, diventa blu o non riesce a respirare: chiama aiuto a voce alta, componi il 112 o il 118 e metti il telefono in vivavoce.
Bambino sotto 1 anno: mettilo a pancia in giù sul tuo avambraccio, con la testa più in basso del torace, e sostieni la testa dalla mandibola, non dal collo. Dai fino a 5 colpi decisi con il palmo tra le scapole. Se non basta, giralo sulla schiena, con la testa sempre bassa, e premi con decisione fino a 5 volte con due dita sulla metà inferiore dello sterno. Alterna le due manovre.
Bambino da 1 anno in su: fino a 5 colpi tra le scapole mentre è piegato in avanti, poi fino a 5 spinte nella parte alta dell’addome, alternando.
Se perde conoscenza, inizia la rianimazione: la centrale ti guiderà al telefono.
Dopo, fallo sempre visitare da un medico, anche se sembra che sia tornato tutto a posto.
Per prevenire: noci intere o grossolanamente tritate e arachidi non vanno date ai bambini almeno fino al quarto compleanno; vanno bene invece finemente macinate o in crema. Uva e pomodorini si tagliano in quattro, e i piccoli oggetti si tengono fuori portata. Un corso di «primo soccorso pediatrico», in cui provi le manovre su un manichino, può darti sicurezza proprio per momenti come questi.
8 cose da fare di notte
Se il tuo bambino tossisce di notte, seguire sempre lo stesso ordine aiuta. Ti dà un punto fermo quando anche tu sei ancora mezza addormentata.
Osserva: con la luce accesa, il sacco nanna aperto e un minuto di tempo, come descritto sopra. Se c’è un segnale del livello 1, chiama il 112 o il 118.
Prendilo in braccio. In posizione verticale sulla tua spalla supera più facilmente un attacco di tosse. Il tuo calore e la tua voce calma lo aiutano: un bambino tranquillo respira meglio di uno che piange.
Misura la febbre, sempre se ha meno di 3 mesi; altrimenti se ti sembra caldo (istruzioni nel riquadro sotto). Sotto i 3 mesi la temperatura cambia il livello di urgenza, per questo questo passaggio viene così presto.
Libera il naso, con gocce saline e, se serve, con l’aspiratore (spiegato passo passo nel riquadro sotto).
Offri da bere: seno o biberon, meglio più spesso e in quantità piccole.
Arieggia per poco, poi circa 18 gradi. L’aria fresca può alleviare un attacco di pseudocroup. Correnti fredde per ore, invece, possono irritare bronchi sensibili: la finestra non deve restare aperta tutta la notte.
Rimettilo nel suo lettino, supino, in piano, nel sacco nanna, senza cuscino né cunei.
Annota rapidamente: orario degli attacchi, temperatura con sede di misurazione, quantità bevute, pannolini bagnati, farmaci — su un foglio o in un’app come Moonsleep. Inoltre filma un attacco di tosse e un minuto di respiro con il torace scoperto: dal pediatra spesso il tuo bambino proprio lì non tossisce, e al telefono così puoi descrivere meglio quello che vedi.
E se dopo l’attacco il tuo bambino continua a dormire tranquillo? Lascialo dormire. Non devi svegliarlo per mettergli le gocce nel naso. In questo momento il riposo gli fa bene.
Bere con il naso chiuso
Con il naso chiuso, un bambino riesce a fatica a succhiare e respirare insieme. Così è più facile:
Libera il naso subito prima di attaccarlo al seno.
Allatta in posizione più verticale, per esempio a cavalluccio sulla tua coscia o tu leggermente reclinata, in modo che la testa sia più in alto del sederino. Così respira meglio.
Meglio poppate più brevi e più frequenti, con pause. Se il tuo bambino si stacca spesso, è perché prende fiato: non significa che voglia smettere di poppare. Nel dormiveglia e con il contatto pelle a pelle molti bevono più serenamente.
Se beve poco, estrai il latte a mano o con il tiralatte, così mantieni la produzione ed eviti ingorghi.
Biberon: tieni il bambino più verticale e il biberon piuttosto orizzontale, usa una tettarella a flusso lento e fai delle pause. Non puntellare mai il biberon e non lasciare mai il bambino a bere da solo da sdraiato.
Beve abbastanza? Con il biberon la quantità si vede: è un segnale di allarme se per più poppate riesce a prendere solo metà o tre quarti della quantità abituale. Con l’allattamento osserva numero e durata delle poppate, la deglutizione udibile, se dopo sembra soddisfatto — e i pannolini. Nelle prime settimane sono normali 6–8 pannolini ben bagnati in 24 ore, poi di solito 5–6, da circa sei mesi 4–6. Se sono solo la metà del solito, oppure c’è un pannolino asciutto per 8 ore o più, bocca secca, niente lacrime quando piange, fontanella infossata o una stanchezza marcata, serve una valutazione medica rapida.
Il pannolino è bagnato? I pannolini moderni assorbono così bene che di notte spesso non si sente. Metti dentro un pezzetto di carta da cucina oppure confronta il peso con un pannolino pulito tenendone uno in ogni mano.
Va svegliato per bere? Nel primo mese di vita, finché non ha ripreso il peso della nascita, il tuo bambino di notte non dovrebbe restare senza poppare per più di circa 4 ore; in quel caso sveglialo con dolcezza e prima liberagli il naso. I bambini più grandi puoi lasciarli dormire, finché respirano tranquillamente: al prossimo risveglio offri seno o biberon.
Se si stacca di continuo dal seno, il tuo bambino riprende solo fiato: non vuole smettere di poppare.
Dormire meglio con la tosse
Preparare bene la sera aiuta il tuo bambino con la tosse a dormire meglio e ti risparmia qualche gesto nella notte:
Arieggia brevemente. Un igrometro ti dice se l’umidità dell’aria è tra il 40 e il 60 %.
Libera il naso prima dell’ultima poppata. Se c’è reflusso, meglio tenere il pasto piccolo e poi tenere il bambino un po’ in verticale.
Sacco nanna invece della coperta, niente cappellino e non vestirlo più del solito, nemmeno con la febbre. Tocca la nuca: calda, ma non sudata.
La culla è nella tua stanza, così senti il tuo bambino.
Tieni pronto ciò che ti serve di notte: termometro, gocce, fazzoletti, acqua per te, telefono carico.
Dopo l’infezione, tornare al ritmo di prima: finché il tuo bambino è malato ha bisogno di più vicinanza, ed è normale, anche se si addormenta più spesso al seno o in braccio. Quando si sarà rimesso, tornate con calma alla vostra solita routine della nanna: stessa sequenza, orari simili, e qualche sera di pazienza.
Rimedi casalinghi e sciroppo per la tosse
Quando il proprio bambino tossisce, viene naturale voler fare qualcosa. Ecco cosa aiuta davvero e cosa invece può fare male — con una regola valida per tutto: niente va messo nel lettino del bambino.
Aiuta ed è sicuro: gocce saline, aspirazione delicata, attaccarlo spesso al seno o offrire il biberon, vicinanza e una breve aerazione della stanza. Se l’aria è molto secca, può aiutare un panno umido sul termosifone. Un umidificatore solo a vapore freddo, fuori portata, non puntato verso il letto e con il cavo in sicurezza; cambia l’acqua ogni giorno e pulisci l’apparecchio come indicato dal produttore. Oltre il 60 % di umidità favorisce la muffa: quindi niente bucato steso in camera e mai teli sul lettino. Dal primo compleanno, ½ cucchiaino di miele la sera, prima di lavare i denti, può alleviare la tosse.
Innocuo, ma senza efficacia dimostrata
Latte materno nel naso: alcune persone lo consigliano, ma nel raffreddore non è stato studiato bene. Se proprio, solo latte appena estratto; la scelta collaudata restano le gocce saline.
Cipolle accanto al letto: non c’è prova che aiutino contro la tosse. Se le usi, comunque fuori portata, mai nel letto.
Aerosol con nebulizzatore e soluzione salina isotonica in fialette sterili monodose: è innocuo, ma nel raffreddore non c’è una chiara prova di efficacia. Soluzioni più concentrate e additivi solo su indicazione medica, niente oli; pulisci e asciuga il dispositivo dopo ogni uso.
Tisane: sotto i 6 mesi il tuo bambino non ha bisogno di altro oltre al latte. Più avanti la bevanda da scegliere è l’acqua; l’Agenzia europea per i medicinali sconsiglia la tisana al finocchio come prodotto medicinale sotto i 4 anni.
Impacchi sul torace: mai patate bollenti sui bambini piccoli, per il rischio di ustioni. Nei più grandicelli, al massimo tiepidi e sempre provati prima sull’interno del tuo polso.
Rischioso – meglio di no
Niente miele prima del primo compleanno, nemmeno nella tisana, sul ciuccio o nello sciroppo: può causare il botulismo infantile, una paralisi rara ma potenzialmente letale fino alla paralisi respiratoria.
Niente sciroppi per la tosse, sedativi della tosse o mucolitici di tua iniziativa, nemmeno vegetali. Per i farmaci che calmano la tosse nei bambini non c’è prova di efficacia. I preparati all’edera non vanno dati sotto i 2 anni, perché i problemi respiratori possono peggiorare; l’acetilcisteina è vietata sotto i 2 anni secondo il foglietto illustrativo, la codeina sotto i 12 anni. Prima di qualsiasi farmaco, senti il pediatra.
Niente oli essenziali e niente balsami per il raffreddore con mentolo, canfora, eucalipto o olio di menta piperita sotto i 3 anni, nemmeno quelli «per bambini», né sulla pelle né come profumo nella stanza: bastano poche gocce per provocare uno spasmo della laringe con difficoltà respiratoria acuta.
Niente vapore caldo sopra una bacinella o in bagno: non è dimostrato che aiuti e c’è rischio di ustioni.
Gocce nasali decongestionanti solo dopo averne parlato con un medico, solo nella concentrazione per lattanti, seguendo esattamente la dose e mai più a lungo di quanto indicato nel foglietto illustrativo, di solito al massimo 5–7 giorni. Mai usare lo spray degli adulti o dei fratelli: un sovradosaggio nei lattanti può provocare pause respiratorie, convulsioni o forte sonnolenza.
Niente acido acetilsalicilico per i bambini e niente antibiotici «nel dubbio» — contro i virus del raffreddore gli antibiotici non funzionano.
È già successo? Se hai già messo balsamo o olio, lava la zona con acqua e un po’ di sapone, arieggia la stanza e tieni d’occhio il tuo bambino. Se compare difficoltà respiratoria, convulsioni o se è difficile da svegliare: 112 o 118. Se qualcosa è finito in bocca o nel naso, chiama un centro antiveleni (in Italia per esempio il Centro antiveleni di Milano Niguarda, 02 6610 1029): risponde 24 ore su 24.
Non devi saper interpretare ogni colpo di tosse: se hai un dubbio, chiamare è sempre la scelta giusta.
Tipi di tosse: panoramica
Da qui in poi trovi le cause, da consultare quando serve. Secca, con catarro, abbaiante o con sibilo: il suono della tosse può darti indizi su quanto sia urgente, ma non sostituisce una diagnosi.
Tosse con catarro e raffreddore: sciolta, soprattutto la sera e da sdraiato, con respiro tranquillo tra un colpo e l’altro. Di solito è un raffreddore. Cosa fare ora: liberare il naso, offrire da bere, osservare.
Rumori di catarro, rantoli o naso rumoroso: se diventano più lievi dopo aver tossito o con il naso libero, il muco è nel naso e nella gola, non nei polmoni. Se si associano a respiro veloce, rientramenti o febbre: fallo valutare rapidamente. Se il tuo bambino fischia o fa un rumore tipo russare quando inspira fin dalle prime settimane di vita, più forte mentre beve e piange, spesso il motivo è una laringe ancora molto morbida, che nella maggior parte dei casi matura da sola entro il primo o il secondo compleanno; parlane con il pediatra.
Tosse secca irritativa senza segni di malattia: niente naso che cola, niente febbre, buon umore. Spesso dietro ci sono aria secca del riscaldamento o del condizionatore, oppure fumo. Cosa fare ora: controllare aria e ambiente; se dura per settimane, visita dal pediatra in tempi brevi.
Tosse abbaiante, che suona come una foca, con voce rauca e rumore aspro quando inspira (stridore): tipica del pseudocroup, di solito da circa 6 mesi in poi. Cosa fare ora: tranquillizzarlo e farlo valutare rapidamente; se lo stridore c’è anche a riposo: 112 o 118.
Sibilo acuto quando espira e respiro più veloce: spesso le piccole vie respiratorie sono infiammate, per esempio in una bronchiolite o bronchite ostruttiva. Cosa fare ora: farlo valutare rapidamente.
Attacchi di tosse: i colpi arrivano così ravvicinati che quasi non c’è aria tra uno e l’altro, il viso diventa rosso o bluastro, alla fine arriva un’inspirazione rumorosa come un «urlo», spesso con conati o vomito; tra un attacco e l’altro il bambino sembra quasi sano. È tipico della pertosse; nei bambini molto piccoli, al posto di quell’inspirazione, ci sono spesso pause respiratorie. Cosa fare ora: chiamare rapidamente, e se ci sono pause respiratorie o colorito bluastro chiamare il 112 o il 118.
Tosse improvvisa e forte dal nulla, soprattutto nei più piccoli mentre mangiano o giocano: potrebbe aver inalato qualcosa, per esempio un pezzetto di noce. Cosa fare ora: farlo valutare rapidamente, anche se la tosse passa — non di rado dopo qualche giorno sembra migliorare, anche se il corpo estraneo è ancora lì.
Quanto dura la tosse?
Molti raffreddori nei primi anni non sono un segno di difese deboli: contro ciascuno dei tanti virus del raffreddore il tuo bambino deve prima costruire la propria protezione. Fino all’età scolare possono essere normali otto–dodici infezioni respiratorie all’anno, e con fratelli o nido anche di più.
Spesso tutto inizia con il raffreddore, a volte con un po’ di febbre, poi arriva la tosse: prima secca, poi più sciolta. L’infezione di solito dura una o due settimane, ma la tosse spesso più a lungo; fino a tre settimane non è raro. La mucosa ha bisogno di tempo, e i bronchi restano sensibili ancora per un po’, così aria fredda, sforzo o fumo possono far tornare la tosse. Quello che conta è la direzione: più sciolta e meno frequente. Gli antibiotici non aiutano nel raffreddore.
Quando andare dal pediatra lo trovi nel livello 3. Per i bambini sotto i 3 mesi questi tempi non valgono: per loro ogni tosse va valutata da un medico lo stesso giorno.
Tanti raffreddori non sono segno di difese deboli: il tuo bambino sta costruendo la sua protezione.
Pseudocroup: tosse abbaiante
Per molti genitori il primo attacco è un grande spavento. Spesso durante il giorno il bambino aveva solo un leggero raffreddore, poi la sera o di notte si sveglia: la tosse è abbaiante, la voce è roca e quando inspira senti un rumore aspro. Dietro c’è un gonfiore di origine virale nella zona della laringe e sotto la laringe. Colpisce più spesso i bambini tra i 6 mesi e i 3 anni, soprattutto in autunno e in inverno; nella maggior parte dei casi passa in circa due giorni.
Ecco come aiutare durante un attacco:
Resta calma, per quanto possibile. Il pianto peggiora la difficoltà respiratoria; la tua voce tranquilla in questo momento è il rimedio migliore.
Tieni il tuo bambino in braccio in posizione verticale oppure seduto sulle tue ginocchia.
Fagli arrivare aria fresca sul viso: vicino a una finestra aperta, davanti al frigorifero aperto oppure, ben coperto, per poco sul balcone — mai senza sorveglianza. Molti bambini si calmano così, anche se l’effetto non è dimostrato con certezza.
Niente vapore caldo: non è dimostrato che aiuti e c’è rischio di ustioni.
Se si è calmato, fagli bere a piccoli sorsi: ai bambini piccoli seno o biberon, ai bambini che mangiano già anche cibi solidi acqua fresca dal bicchiere.
Se vi è stata prescritta una supposta di cortisone o uno sciroppo, somministralo come concordato. Non agisce subito, ma al più presto dopo circa mezz’ora, spesso solo dopo una o due ore: non dare una seconda dose senza averne parlato con un medico, e se la difficoltà respiratoria aumenta chiama comunque il 112 o il 118. Chiarisci prima con il pediatra cosa fare se la supposta esce subito.
E dopo? Una tosse abbaiante comparsa all’improvviso va fatta valutare rapidamente ogni volta, di notte tramite la guardia medica — anche se nel frattempo il tuo bambino si è calmato. Lì valuteranno se può aspettare fino al mattino. Questa notte e la prossima controllalo più spesso: gli attacchi possono tornare. Se il rumore a riposo ricompare o la pelle rientra quando inspira: 112 o 118.
Se il tuo bambino sbava molto, non riesce a deglutire, sta seduto piegato in avanti, parla con voce ovattata e ha febbre alta ma quasi per niente tosse, potrebbe trattarsi di un’infiammazione dell’epiglottide. Da quando esiste la vaccinazione Hib è rara, ma resta sempre un’emergenza: non guardargli in gola, non sdraiarlo, non dargli da bere, chiama subito il 112 o il 118.
RSV nel bambino
I virus RSV circolano soprattutto tra autunno e primavera. Nei lattanti, in Germania, le infezioni da RSV sono la causa più frequente di ricovero ospedaliero. Sono particolarmente a rischio i bambini nei primi sei mesi di vita, i prematuri e quelli con alcune malattie pregresse.
Nei più piccoli il virus può infiammare le ramificazioni più sottili delle vie respiratorie, causando la bronchiolite, una malattia dei primi due anni di vita. Inizia come un raffreddore; dopo uno o due giorni la tosse aumenta e il respiro diventa più veloce. I giorni peggiori di solito sono il terzo–quinto, la tosse spesso migliora entro tre settimane. Fai particolare attenzione a rientramenti, ritmo del respiro e quantità bevuta; i limiti li trovi nei tre livelli sopra. A casa aiutano: naso libero, pasti più piccoli ma più frequenti, stare in verticale da svegli e un ambiente senza fumo.
Prevenzione: in Germania la commissione per i vaccini (STIKO) raccomanda a tutti i bambini, per la loro prima stagione RSV, un anticorpo a lunga durata d’azione in un’unica iniezione nella coscia, per esempio nirsevimab o clesrovimab. Se il bambino nasce tra aprile e settembre, lo riceve in autunno prima della stagione, tra settembre e novembre. Se nasce tra ottobre e marzo, il prima possibile dopo la nascita, alla dimissione o al controllo dei primi giorni di vita. L’avete perso? Allora recuperatelo il prima possibile durante la prima stagione. Un’infezione lieve non è un motivo per rimandare, e la somministrazione può avvenire nello stesso appuntamento delle vaccinazioni standard. Se il tuo bambino l’ha già ricevuto, per esempio lo trovi nel libretto vaccinale; altrimenti chiedi al pediatra, anche per sapere come è organizzata la profilassi nella tua regione. I bambini con alcune gravi malattie pregresse possono riceverlo anche nella seconda stagione. Al momento la STIKO non raccomanda una vaccinazione RSV in gravidanza; se però la madre è stata vaccinata, un bambino sano di regola non ha bisogno della profilassi — a meno che la vaccinazione sia stata fatta meno di due settimane prima del parto o ci siano fattori di rischio.
Anche la bronchiolite ha un picco: dopo, spesso, va meglio passo dopo passo.
Pertosse
La pertosse è causata da batteri, si trasmette con le goccioline, è molto contagiosa ed è particolarmente pericolosa per i bambini piccoli. Tipici sono gli attacchi di tosse descritti sopra, spesso più frequenti di notte; di solito la febbre non c’è e la malattia può durare molte settimane. Sotto i sei mesi il rischio di forme gravi è massimo, e nei bambini molto piccoli al posto del tipico «urlo» inspiratorio ci sono spesso pause respiratorie, a volte con colorito bluastro.
Negli adolescenti e negli adulti spesso c’è solo una tosse che non passa, per questo la malattia resta non riconosciuta — e proprio loro contagiano i lattanti. Se qualcuno vicino a voi tossisce da più di due settimane o ha una pertosse confermata, chiama subito il pediatra, fuori orario la guardia medica. Dopo un contatto, ai lattanti e al loro nucleo familiare spesso viene dato un antibiotico per precauzione, e funziona meglio se iniziato presto. Anche la malattia stessa si tratta con antibiotici; al nido, di regola, un bambino malato può tornare cinque giorni dopo l’inizio di una terapia antibiotica efficace, se il medico è d’accordo.
Come proteggere il tuo bambino adesso
Controlla la documentazione della gravidanza e il libretto vaccinale, per vedere se in questa gravidanza hai fatto il vaccino contro la pertosse; le autorità sanitarie lo raccomandano in ogni gravidanza. Se non è stato fatto, la madre dovrebbe vaccinarsi il prima possibile nei primi giorni dopo il parto.
Il tuo bambino riceve nel primo anno tre dosi del vaccino (in Germania a 2, 4 e 11 mesi, i prematuri anche a 3 mesi). Dopo la prima dose la protezione non è ancora completa.
Partner, nonni e tutte le persone che si prendono cura del bambino hanno bisogno del richiamo se l’ultima vaccinazione risale a più di dieci anni fa — idealmente prima della nascita, altrimenti adesso.
Tosse senza raffreddore
Se il tuo bambino tossisce di notte senza essere raffreddato, spesso dietro ci sono qualcosa andato di traverso, reflusso, aria secca o fumo.
Tosse mentre beve: spesso dipende dal flusso del latte. Se tossisce e sbuffa soprattutto nei primi minuti al seno, spesso il latte esce troppo velocemente (riflesso di emissione molto forte). Attaccalo in posizione più verticale o con te un po’ reclinata, staccalo un attimo quando il flusso è più forte e raccogli il latte con un panno. Con il biberon, spesso il problema è un foro della tettarella troppo grande.
Se manda qualcosa di traverso, prendilo in braccio, tienilo leggermente inclinato in avanti, lascialo tossire e poi puliscigli la bocca. Se tossisce con forza e tra un colpo e l’altro riesce a respirare, il suo riflesso di protezione sta funzionando. Se non esce nessun suono, non tossisce e diventa blu: 112 o 118 e le manovre del riquadro «Ha mandato qualcosa di traverso e non respira».
Reflusso. Molti bambini rigurgitano dopo aver bevuto; di solito inizia prima dell’ottava settimana di vita e migliora entro il primo compleanno. Alcuni tossiscono o hanno il singhiozzo mentre bevono, anche senza rigurgiti visibili («reflusso silente»). Aiuta tenere il bambino in verticale durante e dopo la poppata per un po’, fargli fare il ruttino tra una pausa e l’altra e preferire pasti più piccoli. Per dormire, però, resta comunque supino e in piano; alzare la testata non aiuta. Addensanti, latti antireflusso e farmaci che riducono l’acidità solo dopo averne parlato con un medico.
Quando andare dal pediatra? In tempi brevi, se il tuo bambino cresce poco, piange e si inarca a ogni poppata, se il rigurgito inizia solo dopo il 6° mese o c’è ancora dopo il primo compleanno — e se tossisce o ha conati quasi a ogni poppata, poi fa rumori tipo gorgoglio o ha infezioni respiratorie ripetute; in questo caso si valuta se deglutisce bene. Rapidamente in caso di vomito a getto, soprattutto tra la 2a e l’8a settimana di vita, e se c’è sangue nel vomito o nelle feci. Vomito verde: subito in pronto soccorso pediatrico.
L’aria secca rende il muco del naso più denso; l’ideale è un’umidità tra il 40 e il 60 %, e sotto «Rimedi casalinghi e sciroppo per la tosse» trovi cosa può aiutare. Il fumo peggiora chiaramente la tosse: i figli di genitori fumatori hanno più spesso bronchiti ostruttive, e nella bronchiolite aumenta il rischio di un decorso grave. Fumare sul balcone non basta a proteggere il bambino, perché i residui restano su vestiti, capelli e mobili. Chi fuma dovrebbe lavarsi le mani dopo e mettersi una maglia pulita prima di prendere in braccio il bambino. Anche sigarette elettroniche e narghilè non dovrebbero stare vicino a lui, e incensi, candele profumate o spray per ambiente irritano ulteriormente vie respiratorie già sensibili.
Se il tuo bambino tossisce forte e riprende fiato tra un colpo e l’altro, si sta proteggendo da solo.
Bronchite ostruttiva
Alcuni bambini piccoli e grandicelli sibilano quasi a ogni infezione quando espirano: i bronchi si gonfiano e il muco denso li restringe ancora di più. È molto frequente — tra il 30 e il 50 per cento di tutti i lattanti e bambini piccoli ha almeno un episodio così — e la maggior parte non svilupperà asma. Per te conta questo: un sibilo va fatto valutare rapidamente, e al pediatra è utile dire se in famiglia ci sono asma, dermatite atopica o allergie.
Se il pediatra prescrive uno spray, i bambini piccoli lo inalano con distanziatore e mascherina: agita lo spray e inseriscilo nel distanziatore, appoggia bene la maschera su bocca e naso, eroga uno spruzzo nella camera e lascia che il tuo bambino faccia tanti respiri tranquilli quanti ti è stato indicato — spesso 5–10. Ogni spruzzo successivo va dato separatamente. Funziona meglio se il bambino è tranquillo o nel dormiveglia; se urla, arriva pochissimo farmaco. Dopo gli spray con cortisone pulisci il viso e fai bere qualcosa. Lava il distanziatore circa una volta a settimana con acqua tiepida e detersivo per piatti e lascialo asciugare all’aria.
E tu, come stai?
E tu? Un bambino che tossisce spesso significa più notti corte di seguito. Sfinisce, e di notte le preoccupazioni sembrano sempre più grandi che di giorno.
Fissa i tuoi confini durante il giorno. Scrivi su un foglio accanto al letto i segnali d’allarme dei tre livelli, oppure fai uno screenshot del riquadro «Occhio a questi segnali». Così alle tre di notte non devi rimuginare, ma solo controllare.
Prepara tutto in anticipo: gocce, termometro, fazzoletti, acqua, telefono carico, tessera sanitaria, libretto pediatrico e libretto vaccinale. E per il prossimo raffreddore tieni di scorta fialette monodose di soluzione salina, un termometro digitale e un aspiratore nasale.
Dormi quando dorme il tuo bambino, anche di giorno. Se siete in due, dividetevi la notte: uno è di turno, l’altro dorme, se serve in un’altra stanza.
Non devi farcela da sola, anche se non hai famiglia vicina. Di notte la guardia medica risponde alle domande mediche (in Italia il 116117, dove è attivo, oppure il numero della tua ASL). Se sei al limite, Telefono Amico Italia risponde tutti i giorni, 24 ore su 24, allo 02 2327 2327. Anche Telefono Azzurro (19696), gratuito e attivo 24 ore su 24, ascolta i genitori, e per il dopo puoi chiedere sostegno al consultorio familiare o ai servizi sociali del tuo Comune.
Se sei tu a stare male: puoi continuare ad allattare — attraverso il latte non trasmetti il raffreddore, ma anticorpi. Lavati le mani prima di allattare e cambiare il pannolino, tossisci nella piega del gomito e, nei contatti molto stretti, puoi anche indossare una mascherina. Il consiglio di evitare il contatto con bambini sotto i sei mesi quando si è malati vale per visite e fratelli, non per l’allattamento e il conforto. Per i tuoi farmaci, chiedi in farmacia o al tuo medico: la pseudoefedrina, per esempio in alcuni farmaci combinati contro il raffreddore, può ridurre la produzione di latte; la codeina in allattamento è da evitare del tutto. E chi prende un farmaco che dà sonnolenza non dorme con il bambino nel letto o sul divano.
Se di notte ti spaventi, non significa che stai esagerando, ma che stai facendo attenzione. Una telefonata che alla fine si conclude con «va tutto bene» non è una telefonata inutile, ma una notte più tranquilla.
Domande frequenti
Perché il mio bambino tossisce solo di notte e quasi per niente di giorno?
Perché di notte è sdraiato. Con il raffreddore, da sdraiato il muco scende all’indietro nella gola fino alla laringe e lì scatena la tosse; di giorno, in braccio in verticale o mentre gioca, drena più facilmente. Inoltre i bambini piccoli respirano soprattutto con il naso. Se è chiuso, dormono più agitati e tossiscono di più. Con un raffreddore è normale e migliora quando migliora anche quello. Se invece il tuo bambino tossisce di notte per settimane, senza essere raffreddato, fallo vedere dal pediatra. Potrebbero esserci, per esempio, reflusso anche senza rigurgiti visibili, bronchi sensibili o, nei più grandicelli, un’allergia. Alzarlo per dormire, tra l’altro, non aiuta: il tuo bambino continua a dormire supino e in piano, e prima di metterlo giù gli liberi il naso.
Il mio bambino può soffocare per il muco nel sonno?
È una paura molto comune, ma un bambino sano si protegge da solo: il muco che scende in gola lo deglutisce in automatico oppure lo tossisce fuori, anche nel sonno. In posizione supina i bambini non mandano più facilmente di traverso, perché il riflesso del vomito e la struttura delle vie respiratorie li proteggono. Per questo dormire sulla schiena resta la scelta giusta anche con il raffreddore; pancia in giù o sul fianco non sono la soluzione. Quello che puoi fare è liberare il naso con gocce saline prima di metterlo a letto e tenere il lettino nella tua camera, così lo senti. Il segnale di allarme non è la tosse in sé, ma la difficoltà respiratoria, pause respiratorie lunghe o labbra blu: allora chiama il 112 o il 118.
Posso rialzare la testata o far dormire il mio bambino sollevato?
Nel primo anno di vita no. I pediatri sconsigliano esplicitamente di alzare la testata o mettere cunei, cuscini e asciugamani arrotolati: il tuo bambino può scivolare verso il basso, la testa può piegarsi in avanti o di lato e le vie respiratorie si restringono. Non aiuta nemmeno contro il reflusso. E non è nemmeno dimostrato che più avanti serva contro la tosse. Fino al secondo compleanno il tuo bambino dorme meglio nel sacco nanna e senza cuscino; un cuscino piccolo e piatto viene consigliato solo dal terzo anno. Quello che invece aiuta è liberare il naso prima di metterlo a letto e tenerlo in braccio in posizione verticale finché è sveglio.
Devo svegliare il mio bambino se tossisce nel sonno?
No, finché continua a dormire e tra un colpo di tosse e l’altro respira tranquillamente. La tosse è un riflesso di difesa che pulisce le vie respiratorie anche nel sonno. Controlla un attimo, con la luce: il respiro è rilassato? Labbra e lingua hanno il loro colore abituale? La pelle tra le costole non rientra? Allora può continuare a dormire, e non serve svegliarlo nemmeno per mettergli le gocce nel naso. Verifichi se si sveglia solo se non ha un bell’aspetto: chiamalo, accarezzagli la pianta del piede, prendilo in braccio. Se reagisce appena o sembra floscio, chiama il 112 o il 118. Un’eccezione è il bere: nel primo mese di vita, finché non ha ripreso il peso della nascita, di notte non dovrebbe restare senza poppare per più di circa quattro ore.
Quale sciroppo per la tosse va bene per i bambini piccoli?
Nessuno di tua iniziativa, nemmeno se è vegetale. Nei bambini non ci sono prove di efficacia per i sedativi della tosse, mentre gli effetti collaterali ci sono. I preparati all’edera non vanno dati sotto i 2 anni, perché i problemi respiratori possono peggiorare; i mucolitici con acetilcisteina sono vietati sotto i 2 anni secondo il foglietto illustrativo, la codeina sotto i 12 anni. Alcune gocce vegetali contengono anche alcol. Anche se sulla confezione c’è scritto «da 0 anni», parlane comunque prima con il pediatra. Quello che aiuta davvero è: gocce saline, naso libero, bere spesso e vicinanza. Dal primo compleanno, ½ cucchiaino di miele la sera può calmare la tosse; prima assolutamente no, perché il miele può causare botulismo infantile.
Il mio bambino con la tosse può dormire nel mio letto?
Il posto più sicuro è il suo lettino nella tua camera, supino, in piano e nel sacco nanna. Lì lo senti, e non si trova su un materasso morbido, sotto coperte e cuscini o stretto tra voi due. Anche una culla affiancata al letto, ben fissata e senza spazi, è un posto per dormire separato e sicuro. Se comunque lo porti con te nel letto, mai dopo alcol, fumo o farmaci che danno sonnolenza, e mai insieme su divano o poltrona — lì il rischio è particolarmente alto. Tappetini sensorizzati, calzini con misurazione del polso o pulsossimetri per casa non danno una sicurezza in più e non sono raccomandati. Conta di più il tuo sguardo, quando controlli con la luce.
La dentizione può provocare tosse?
Per quello che sappiamo, no. In uno studio osservazionale durato molti mesi, in cui i genitori annotavano ogni giorno i disturbi dei loro bambini, tosse, naso chiuso e febbre alta non erano collegati all’eruzione dei denti. Per la dentizione sono più tipici sbavare, mordicchiare, irritabilità, eruzione sul viso e una temperatura solo leggermente aumentata. Se il tuo bambino tossisce, di solito c’è dietro un raffreddore. Quindi non attribuire mai segnali d’allarme come febbre alta, respiro veloce o difficoltà a bere alla dentizione, ma falli valutare da un medico.
Per quanto tempo il mio bambino è contagioso e può andare al nido con la tosse?
I raffreddori sono più contagiosi nei primi giorni; la tosse però può restare ancora per settimane, anche quando il bambino sta di nuovo bene. Molte strutture si regolano così: con un po’ di raffreddore e tosse il bambino può frequentare se non ha febbre e beve, mangia e gioca come al solito. Se ha febbre, resta a casa finché non è senza febbre da almeno 24 ore senza farmaci. Con la pertosse di solito non può frequentare; in genere può tornare cinque giorni dopo l’inizio di una terapia antibiotica efficace, se il medico è d’accordo. In caso di dubbio chiedi quali sono le regole del vostro nido o servizio educativo. A casa vale sempre: lavarsi le mani, tossire nella piega del gomito e proteggere i bambini sotto i sei mesi dalle visite con tosse.
Occhio a questi segnali
Subito 112 o 118: difficoltà respiratoria visibile con rientramenti, narici dilatate o lamento a ogni espirazione, più di 70 respiri al minuto a riposo, pause respiratorie da circa 20 secondi, labbra o lingua blu o grigie, difficile da svegliare, rumore aspro quando inspira già a riposo, molta saliva con difficoltà a deglutire, crisi convulsiva, niente aria dopo aver mandato qualcosa di traverso.
Rapidamente, di notte tramite la guardia medica: sotto i 3 mesi 38,0 °C o più oppure sotto i 36,5 °C, misurati nel sederino (vai subito direttamente in pronto soccorso pediatrico, non chiamare prima la guardia medica), da 3 a 6 mesi da 39 °C nel sederino, respiro veloce o sibilante, beve solo metà o tre quarti della quantità abituale oppure pannolino asciutto da 8 ore, attacchi di tosse con conati, tosse abbaiante improvvisa, sospetto di aver inalato un oggetto, vomito verde (direttamente in pronto soccorso pediatrico), una tua brutta sensazione.
In tempi brevi dal pediatra: ogni tosse sotto i 3 mesi (lo stesso giorno), febbre per più di tre giorni, tosse che non migliora dopo una settimana, che dura più di due settimane senza giorni liberi da tosse o più di quattro settimane.
Aggiornato a: settembre 2026. Basato sulle raccomandazioni di autorità sanitarie e società pediatriche nazionali e internazionali, oltre che di AAP, NHS e WHO. Questo articolo non sostituisce una visita medica.
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